Casa Manzoni, Milano

Gasparoli

Nell’atto del notaio Giorgio de Castillia è così descritta: “casa civile con giardino, posta nella contrada del Morone, di Milano al civico No [1171] ”. In via Morone, Manzoni ha vissuto per circa sessant’anni, in un ambiente signorile ma di grande semplicità. La facciata in cotto che la contraddistingue venne eseguita tra il 1862-1863 su progetto dell’arch. Andrea Boni. Dopo la morte di Teresa (1861), l’amministrazione della casa fu affidata da Manzoni al primogenito Pietro, ritornato con la famiglia da Brusuglio a Milano, il quale convinse il padre a far decorare la casa, divenuta meta non solo di amici e conoscenti, ma di ammiratori e ospiti illustri che, passando da Milano, desideravano incontrare il grande scrittore. La casa, messa all’asta, fu acquistata nel 1874 dal conte Bernardo Arnaboldi Cazzaniga che, con gusto ottocentesco, fece decorare l’atrio e il portico di accesso allo studio con affreschi allegorici (ora scomparsi) del pittore Giacomo Campi, ispirati a opere manzoniane: Il Conte di Carmagnola, Il 5 maggio, Adelchi, e I Promessi sposi. La casa dopo alterne vicende fu acquisita dalla Cassa di Risparmio delle Provincie Lombarde, che la donava al Comune di Milano, con il vincolo di riconoscerne l’uso perpetuo ed esclusivo al Centro Nazionale Studi Manzoniani, istituito con Regio Decreto Legge l’8 luglio 1937. Subito iniziarono lavori di restauro per riportare la fabbrica nelle condizioni in cui si trovava alla morte di Manzoni, operazione resa possibile dalla minuziosa perizia fatta redigere dall’Arnaboldi all’atto dell’acquisto.

Opere eseguite

Restauro delle superfici intonacate, lapidee ed in terracotta delle facciate. Restauro delle superfici decorate interne. Descialbo e recupero delle cromie originali del piano terra e del primo piano.

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